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martedì 25 giugno 2013

Verso un manifesto della lentezza

Al Festival della Viandanza di Monteriggioni c’è stato un incontro molto interessante per costruire un Manifesto della Lentezza. Un manifesto da presentare alle istituzioni, comuni, regioni, enti nazionali.
A parlarne gli organizzatori avevano invitato un gruppo di grandi esperti dei settori camminare e bicicletta. Ecco un breve resoconto dell’incontro.
Riccardo Carnovalini, camminatore per professione, ha messo l’accento sull’importanza di valorizzare il pedone in città, piste ciclabili e pedonali, costruire città a misura di lentezza.
Adriano Labbucci, autore di “Camminare, una rivoluzione”, politicamente impegnato, ritiene si debba costruire un manifesto unitario, dove però distinguersi fortemente da chi ha valori opposti. Un manifesto deve anche saper essere gesto di lotta, e non avere paura del conflitto.
Luca Gianotti, direttore di questa newsletter e autore del libro “L’arte del camminare”, ha posto l’accento sulla necessità di evitare dualismi ma di costruire un manifesto “olistico”, che tenga conto dell’andare lento in città, ma anche in natura; del valorizzare il valore salutistico dell’andare lento, ma anche gli aspetti culturali, di difesa del paesaggio, di ricerca interiore; del camminare quotidiano, ma anche del camminare viandante; dell’aspetto politico-sociale ma anche della sfera individuale e spirituale. Gianotti ha poi ricordato che il metodo, costruire un manifesto dal basso, può essere molto interessante e portare bei frutti.
Davide Sapienza, scrittore, ha ricordato il valore della wilderness, e del rispetto del paesaggio.
Alfredo Bellini di BiciZen mette l’accento sull’uso urbano della bicicletta, e dice che il Manifesto deve usare strumenti incisivi come lo è stato l’hashtag #salvaciclisti.
Anche Fabio Masotti della FIAB ha dato disponibilità della sua associazione per una iniziativa come questa.
Paolo Piacentini, presidente di Federtrek, è fiducioso nelle possibilità di questo Manifesto, non c’è concorrenza tra noi, tutte le realtà rappresentate, e altre, dovrebbero collaborare, dal basso, senza protagonismi, deve essere un manifesto senza etichette, se ognuna delle realtà presenti mettesse una pagina web a disposizione già si creerebbe una grande notizia. Ricorda che il 13 ottobre ci sarà la giornata nazionale del camminare di Federtrek, in quell’occasione si potrebbe presentare il Manifesto.
Albano Marcarini, urbanista, ricorda di inserire il valore della dolcezza in questo manifesto. Gianotti gli ricorda che lui ha proposto proprio lo slogan “più lenti, più profondi, più dolci” come slogan del Manifesto della lentezza.
Franco Michieli, esploratore e guida della Compagnia dei Cammini, propone di valorizzare il valore dell’essenzialità, perché la lentezza prevede anche che non si passi dal tutto organizzato, lasciar spazio all’incertezza del viaggiatore.
Gianluca Migliavacca, ex presidente di Trekking Italia, propone cammini di tutte le organizzazioni presenti con un label “cammini della lentezza”.
Massimo Montanari, asinaro, scrittore di libri per bambini e guida della Compagnia dei Cammini, ricorda che si deve partire dai bambini, sono loro che si devono educare alla lentezza. E che spesso l’ostacolo a una cultura diversa sono i genitori.
Alberto Conte, presidente di Movimento Lento, ricorda che si devono scegliere pochi obiettivi concreti, il manifesto non può chiedere tutto, e si deve fare in fretta per arrivare a risultati.
Luigi Nacci, direttore del Festival della Viandanza e guida, riassume che ci sono gli elementi per fondare un partito, tanti sono i temi toccati, e che conflitto è una parola sana. Che si deve partire in fretta, e arrivare alla manifestazione del 13 ottobre con un Manifesto da rendere pubblico.
Ci si lascia in un clima di positività, invitando tutti i soggetti presenti a collaborare, dare spazi sul web a questa iniziativa e animare il dibattito.
Per approfondire ed aderire al manifesto
La Compagnia dei Cammini

Per sapere di più
Elogio della Lentezza

Sul Buon uso della Lentezza
Il Respiro - Libro

lunedì 18 marzo 2013

Qigong, stile di vita sano e vita attiva
Uno stile di vita sano comprende l’attività fisica, l'alimentazione adeguata e le pratiche mente-corpo. L'esercizio fisico e una corretta alimentazione sono necessarie, ma non sufficienti  per mantenere la salute ottimale. Allo stesso modo, le pratiche mente-corpo, senza gli altri due fattori non sono sufficienti per una salute ottimale.
Le pratiche mente-corpo di Qigong e TaiChi mantengono e migliorano la salute del sistema immunitario, del sistema nervoso, degli organi interni e la capacità di abbassare lo stress. È possibile raggiungere tali condizioni attraverso la combinazione di respirazione, meditazione e movimento. La postura corretta, l’allineamento della colonna vertebrale e la centratura sono parti integranti del movimento. La meditazione promuove l’aumento della plasticità cerebrale, accresce la coscienza motoria, migliora la capacità di focalizzare la consapevolezza e promuove la salute e la guarigione mediante la regolazione della trascrizione genica.

lunedì 29 ottobre 2012

Yoga per ridurre lo stress percepito e il mal di schiena sul posto di lavoro 
L’attività dello Yoga è sempre più introdotta nei luoghi di lavoro per migliorare la salute ed il benessere. Recenti ricerche suggeriscono che lo yoga è efficace per trattare molte condizioni di salute croniche come le malattie cardiovascolari, il diabete, l'ansia/stress, l'emicrania e la lombalgia.
Lo scopo di questo studio pilota è stato quello di valutare l'effetto di un programma di yoga, sullo stress percepito e sul mal di schiena, due principali cause di assenza per malattia sul posto di lavoro, nonché sul benessere psicologico.
I risultati di questo studio (Occupational Medicine) hanno mostrato che un programma di 8 settimane di yoga ha comportato una significativa riduzione dello stress e mal di schiena, e migliorato il benessere psicologico, in un gruppo randomizzato di adulti occupati presso un ente del governo britannico locale (LGA). Questi risultati sono coerenti con gli studi pubblicati che mostrano lo yoga essere efficace per migliorare la salute generale e il benessere. I partecipanti hanno riferito meno stress percepito, ridotto dolore alla schiena, più serenità e una migliore sicurezza di sé.

Punti chiave
·   Lo stress e il mal di schiena sono questioni fondamentali sul posto di lavoro, con conseguente numerose assenze per malattia.
·   Programmi basati sullo Yoga possono essere efficaci per ridurre lo stress percepito e il mal di schiena, e per migliorare il benessere emotivo nei luoghi di lavoro.
·   Le Organizzazioni preoccupate per la salute e il benessere dei loro dipendenti dovrebbero considerare di offrire un programma di yoga in corrispondenza o in prossimità del loro posto di lavoro.

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venerdì 26 ottobre 2012

Yoga nella corsa: notevoli benefici per i runner

Lo Yoga ha effetti benefici in coloro che praticano la corsa. Che cosa può fare lo yoga per il runner? Dare più energia, ridurre gli infortuni ed i tempi di recupero. Lo Yoga aumenta la pazienza, il coraggio e la chiarezza. Aumenta la resistenza, le capacità polmonari, le prestazioni, la velocità e la determinazione mentale. Riduce il disagio dei dolori, problemi digestivi, artrite, tendiniti, problemi del sonno, pressione alta, malattie cardiache, diabete, problemi della pelle e molto altro. Lo Yoga aiuta a condurvi maggiormente nel momento presente, dona pace alla mente e aumenta la felicità e la gioia nel corso delle esecuzioni. 
Per i corridori, lo yoga può essere un bene incredibile e complemento alla formazione. In che modo lo Yoga riduce gli infortuni? Lo Yoga è tutta questione di equilibrio. Contrariamente a quanto molti possono credere, lo Yoga non è solo stretching. Lo Yoga conduce il corpo, la mente e lo spirito in equilibrio con manifestazione di salute e benessere. Esso aumenta la flessibilità, la gamma di movimento, la forza e l’equilibrio. Al fine di prevenire gli infortuni, il corpo deve avere un equilibrio di flessibilità e forza: troppo o troppo poco di uno di essi e si è più suscettibili al danno fisico. La corsa non provoca danni, ma è il modo come si corre la causa delle lesioni.
Lo Yoga migliora le prestazioni in quanto aumenta la capacità polmonare, l'efficienza, la forza mentale e riduce i tempi di recupero, permette così di allenarsi più duramente e più spesso. Gli esercizi di respirazione espandono i  polmoni e consentono di correre più in velocità ed in situazioni difficili, ma in modo più efficiente, apportando più ossigeno ai muscoli. Utilizzare i polmoni interi, in particolare la parte inferiore, dove si verifica più scambio di ossigeno, è un modo più efficiente di respirare che richiede meno sforzo e produce più energia.
Lo Yoga aiuta a ridurre i problemi fisici. Tutti sperimentiamo qualche disagio di tipo fisico, mentale, emotivo o spirituale. Lo Yoga apporta benefici in tutto il corpo, è una pratica olistica. Molte volte, si soffre fisicamente e la causa è mentale o emozionale.  Con lo Yoga si impara e si sperimenta la consapevolezza di sé tanto da poter trattare la vera causa dei sintomi quali che essi siano. Lo Yoga  insegna ad essere nel momento presente. Per essere nel momento presente, occorre rilasciare le inutili sofferenze. L'accettazione, l'amore, la gratitudine e la pazienza sono sperimentati durante la pratica Yoga. 
Tutto ciò ha a che fare con il Chi o Qi o energia vitale che unisce corpo, mente e spirito. Il Qi è ciò che anima la vita. Un concetto che ha le sue origini nell’antica filosofia cinese, è stato paragonato al concetto di prana nello yoga  e può anche essere pensato come forza vitale. Il Qi non è misurabile, ma è riconosciuto indirettamente da ciò che favorisce, genera e protegge. Il medesimo concetto lo ritroviamo anche nelle pratiche di Qi gong e del T’ai qi.
La materia è il Qi che prende forma. Le montagne che si formano, le foreste in crescita, il flusso dei fiumi, le creature che si riproducono sono tutte manifestazioni di Qi. Nell'essere umano, tutte le funzioni del corpo e della mente sono manifestazioni di Qi: sensazioni, cognizione, sentimenti, digestione, riproduzione.
Correre con il Chi è una pratica come lo Yoga. Soltanto leggere, riguardo ai benefici che apportano tali pratiche e se possono aiutarci, non condurrà da nessuna parte. Quindi non dimentichiamo che la pratica è la cosa più importante.

Per sapere di più

Per  conoscere di più





martedì 9 ottobre 2012

Corso di Viniyoga


Il termine Viniyoga appartiene allo yoga classico: si tratta della "realizzazione della pratica dell'insegnamento dello yoga prendendo in considerazione le condizioni in cui si trova la persona dell'allievo".
Il
Viniyoga NON è dunque un'organizzazione o una scuola particolare, né uno stile particolare di yoga, MA insegna semplicemente una direzione: affinché la disciplina e la pratica yoga diano i suoi frutti è indispensabile scegliere le tecniche appropriate.
In pratica, il Viniyoga consiste nel rispettare la persona nella sua interezza: età, sesso, salute, costituzione, professione, residenza, abitudini di vita, risorse e debolezze, credenze, ecc...

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Lo Yoga migliora i sintomi della Sindrome delle gambe senza riposo (RLS)
Lo  Yoga migliora i sintomi della Sindrome delle gambe senza riposo (RLS)
Uno studio apparso su Evidence Based Complementary and  Alternative  Medicine 2012: 294058 mostra che un opportuno programma di pratica Yoga può migliorare le condizioni di insonnia, di stress percepito, di umore, di ansia e di pressione arteriosa alta in donne anziane affette dalla Sindrome delle gambe senza riposo (RLS). Lo studio è stato limitato a soggetti sedentari, in sovrappeso, in post-menopausa per cui i risultati non possono essere estesi ad altre categorie. La ricerca ha reclutato 75 donne di età compresa tra 45 e 79 anni ed è stata approvata dalla University of Virginia Health Board Sciences Review.


lunedì 8 ottobre 2012


IL MONDO A PIEDI*

Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi. È un’esperienza che talvolta ci muta, rendendoci più inclini a godere del tempo che non a sottometterci alla fretta che governa la vita degli uomini del nostro tempo. Camminare è vivere attraverso il corpo, per breve o per lungo tempo. Trovare sollievo nelle strade, nei sentieri, nei boschi non ci esime dall’assumerci le responsabilità che sempre più ci competono riguardo ai disordini del mondo; ma permette di riprendere fiato, di affinare i sensi e ravvivare la curiosità. Spesso camminare è un espediente per riprendere contatto con se stessi.
La facoltà peculiarmente umana di dare un senso alla realtà, di muoversi in essa comprendendola e condividendola con gli altri, nasce milioni di anni fa, nel momento in cui l’uomo si alza su due piedi. La posizione eretta e il perfezionamento dell’andatura bipede hanno difatti favorito il liberarsi della mano e del viso. Le migliaia di movimenti che sono stati resi così possibili hanno infinitamente ampliato la capacità di comunicazione e il margine di manovra dell’uomo nei confronti del suo ambiente e hanno contribuito a svilupparne il cervello. Come dice Leroi-Gouran (1982), la specie umana ha “inizio con i piedi”, anche se la maggior parte dei nostri contemporanei se lo scorda, pensando di discendere direttamente dall’automobile. Dal Neolitico in poi, il corpo, le potenzialità fisiche, la capacità di resistenza dell’uomo di fronte ai dati mutevoli dell’ambiente sono rimasti gli stessi. Malgrado l’arroganza di cui le nostre società si rendono deprecabilmente colpevoli, noi abbiamo le stesse facoltà di cui disponeva l’uomo di Neandertal. Per millenni, e ancora oggi in molte parti del pianeta, l’uomo si è servito dei piedi per trasferirsi da un luogo all’altro; in contatto corporeo diretto con la terra, si è prodigato nella produzione quotidiana dei beni necessari alla sua sopravvivenza. Sicuramente mai come nella società contemporanea si è fatto così scarso uso della mobilità e della resistenza fisica individuale. L’energia umana in senso stretto, derivante dalla volontà e dalle risorse più elementari del corpo (camminare, correre, nuotare e così via), viene stimolata di rado nel corso della vita quotidiana in rapporto al lavoro, agli spostamenti e così via. Il bagno nei fiumi, come ancora si usava negli anni sessanta, non si fa quasi più se non in pochi luoghi autorizzati, non si usa più la bicicletta (se non in forma quasi militante e non priva di rischi), né tantomeno le gambe, per andare al lavoro o svolgere le incombenze quotidiane.

Quella umana è una condizione immobile o seduta, sostituita per il resto da una serie di protesi. Non fa meraviglia che oggi il corpo venga percepito come un’anomalia, un dispositivo imperfetto che dev’essere migliorato e che alcuni sognano perfino di eliminare. Le attività individuali consumano più energia nervosa che fisica. Il corpo è un residuo contro cui si scontra la modernità, e diventa tanto più difficile da accettare quando più si riduce il numero delle sue attività dirette nell’ambiente. Questa cancellazione intacca la visione che l’uomo ha del mondo, limita il suo campo d’azione nel reale, diminuisce il suo senso di consistenza dell’io, indebolisce la sua conoscenza delle cose. A meno che l’erosione di sé non venga frenata per mezzo di attività compensative. I piedi servono più che altro per guidare l’automobile, o per sorreggere il pedone al momento di salire sul marciapiede o sulla scala mobile, e i loro proprietari sono ridotti per lo più al rango di infermi, cui il corpo non serve più a niente se non a mortificare l’esistenza. Per il resto, essendo sottoutilizzati, diventano spesso causa di fastidio, e potrebbero tranquillamente essere sistemati in una valigia. Già negli anni cinquanta, Roland Barthes annotava che: “Camminare è forse, mitologicamente, il gesto più comune, e quindi il più umano. Che sia nel ritratto o nell’automobile, qualunque sogno, qualunque immagine ideale, qualunque promozione sociale abolisce in primo luogo le gambe” (Barthes, 1957). Del resto, parlando di uno sciocco, si dice che “ragiona con i piedi”.


*Tratto da: IL MONDO A PIEDI di David Le Breton, elogio della marcia. Ed. Feltrinelli 2001

venerdì 14 settembre 2012


Escursionisti del pianeta a piedi nudi, in cerca di forze bioelettromagnetiche
Seconda parte

Il corpo umano è simile, in termini di acqua e minerali, alla composizione della Terra ed entrambi sono ottimi conduttori di elettroni. I fenomeni naturali come le radiazioni solari, le scariche elettriche dei fulmini e l’energia generata dal nocciolo interno del pianeta, alimentano la Terra di elettroni negativi liberi che pulsano in continuazione sulla sua superficie. Gli elettroni si spostano sopra, dentro e attraverso il corpo dell’uomo e degli animali ma solo quando c’è un contatto diretto con il terreno.


giovedì 6 settembre 2012

A piedi nudi
riconnessi con la Terra 
assorbiamo Energia vitale
Prima parte
Le scarpe ci separano dall’energia terapeutica della Terra. Trascorriamo la maggior parte della giornata in appartamenti od uffici elevati rispetto al livello del suolo. In questo modo è difficile ricevere vibrazioni positive dalla Terra. Anche i letti, mentre si dorme, ci separano dalla Terra per un terzo della nostra vita.
L’essere umano rimane scollegato dalla Terra per tutta la vita, ma così come assumendo cibi sani aumenta il livello di salute, allo stesso modo accade rimanendo più a lungo connessi con l’energia della Terra. La Terra è una fonte di energia naturale sotto forma di elettroni liberi negativi. La nostra evoluzione è avvenuta stando a contatto con la terra per ventiquattro ore al giorno. In un corpo collegato alla Terra, avvengono diverse modificazioni fisiologiche benefiche, tanto che i segni ed i sintomi delle infiammazioni sono ridotti, e così anche il dolore. È risaputo che le infiammazioni e le malattie croniche sono strettamente correlate. L’infiammazione classica è una condizione anomala dovuta alla mancanza, nel nostro organismo, di elettroni liberi provenienti dalla Terra. L’energia elettrica della Terra, determinando la stabilità elettrica del corpo, rende efficienti i sistemi corporei di auto regolazione.
Nel 1969 Matteo Tavera, un agronomo francese, sosteneva che gli uomini dovrebbero prendere esempio dagli animali per capire perché la riconnessione con la Terra sia così vitale. Ispiratevi all’animale selvatico che riesce a sopravvivere così bene da solo grazie al suo costante contatto con la Terra.
Nella società industrializzata, la maggior parte delle persone sono quasi per nulla collegate alla Terra. In altre parti del mondo, come nei tropici, in Asia, Africa e Sud America, le popolazioni rurali camminano a piedi nudi e spesso dormono per terra.
Una ricerca del Dott. Gaetan Chevalier del Developmental and Cell Biology Department, University of California at Irvine, Irvine, CA 92697, USA mostra i risultati positivi sulla salute ottenuti mettendo il corpo a contatto con la terra. Dopo 20 minuti di messa a terra, si verificano diversi cambiamenti come riduzione della frequenza respiratoria e stabilizzazione dell’ossigenazione del sangue. Un’altra ricerca, sempre del Dott. Chevalier su The Journal of Alternative and Complementary Medicine, esamina il comportamento dell’organismo dopo 2 ore di messa a terra e la riduzione dei rischi cardiovascolari con diminuzione della viscosità e dell’aggregazione sanguigna. In dieci o venti minuti i valori tendono a ritornare ai livelli precedenti al contatto con la terra, dopo che il corpo si è scollegato da terra.
Riconnettersi con la Terra non vuol dire semplicemente un ritorno ad attività,  come coltivare il giardino o passeggiare nel bosco, che riportano alla Natura, ma rappresenta il  togliersi le scarpe e restare, il maggior tempo possibile, a piedi nudi a contatto del terreno.

Marcello Scotti
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